Requisiti del Digital Product Passport UE

Domande frequenti

I Digital Product Passport stanno diventando un requisito per la vendita di prodotti nell’Unione Europea. Questa pagina risponde alle domande più comuni su requisiti, implementazione e compliance del DPP.

Requisiti del Digital Product Passport

Quanto costa il Digital Product Passport?

Il costo del Digital Product Passport varia in base all’ambito e alla complessità dell’implementazione. Non esiste un prezzo unico, perché dipende da fattori come il numero di prodotti (SKU), il livello di granularità dei dati richiesto, la profondità della tracciabilità della supply chain e il livello di integrazione dei sistemi. In pratica, le aziende possono iniziare con un numero limitato di prodotti e concentrarsi sui dati più rilevanti per la conformità. Tipicamente, si parte da progetti pilota su alcuni prodotti, così da iniziare con un investimento più contenuto e ampliare nel tempo la copertura, man mano che i requisiti diventano più definiti. Sulla base degli attuali benchmark di mercato, le soluzioni di Digital Product Passport partono indicativamente da circa 100.000 euro all’anno, ma possono crescere in funzione della dimensione dell’azienda, del numero di SKU e della complessità del progetto. Più che un costo unico, il Digital Product Passport è un processo progressivo, che evolve insieme ai requisiti normativi e alle esigenze del business ed è spesso parte di un’infrastruttura più ampia di gestione dati e compliance.

Il Passaporto Digitale di Prodotto è obbligatorio nell’Unione Europea?

Sì, il Passaporto Digitale di Prodotto diventerà obbligatorio nell’Unione Europea, ma non per tutti i prodotti nello stesso momento. Nel quadro dell’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), i requisiti DPP vengono introdotti progressivamente tramite atti delegati specifici per ciascuna categoria di prodotto. Questo significa che l’obbligo si applica solo quando vengono definiti i requisiti per una determinata categoria e questi entrano in vigore. La Commissione Europea ha già identificato gruppi prioritari, come tessile e abbigliamento, elettronica, mobili, pneumatici e metalli, che saranno tra i primi a introdurre il Passaporto Digitale di Prodotto. Parallelamente, altre normative europee prevedono requisiti simili per specifici settori, come il Regolamento Batterie. In pratica, il Passaporto Digitale di Prodotto non è ancora obbligatorio per tutti i prodotti oggi, ma diventerà un requisito necessario per immettere i prodotti sul mercato europeo man mano che le normative entreranno in vigore.

Cos’è un Digital Product Passport (DPP)?

La Commissione Europea definisce il Digital Product Passport come un contenitore digitale di informazioni specifiche del prodotto che funge da identità digitale del prodotto stesso. Questa identità consente tracciabilità e trasparenza lungo l’intero ciclo di vita, dalla produzione all’utilizzo, fino al riuso e al fine vita. Il DPP include sia informazioni obbligatorie che aggiuntive, come composizione e materiali, processi produttivi e origine, dati ambientali, certificazioni di conformità e istruzioni per uso, riparazione e smaltimento. Tutte queste informazioni sono accessibili tramite un supporto digitale, tipicamente un QR code o equivalente, collegato a sistemi come registri e piattaforme web.

Come funziona il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP)?

Secondo il framework della Commissione Europea, il Passaporto Digitale di Prodotto si basa su tre elementi principali: un data carrier, tipicamente un QR code o un identificatore simile che collega il prodotto fisico al suo passaporto digitale; sistemi tecnici, che includono il registro DPP e le infrastrutture necessarie per gestire e rendere accessibili i dati; e dati specifici per prodotto, definiti tramite atti delegati per ciascuna categoria. In pratica, questo sistema funziona su due livelli: backend e frontend. Nel backend, le aziende raccolgono e strutturano dati a livello di prodotto lungo tutta la filiera, integrando informazioni provenienti da sistemi interni come ERP e PLM, oltre che da fornitori e certificazioni. Questi dati vengono organizzati secondo i requisiti normativi e collegati all’infrastruttura del DPP, incluso il registro, che consente l’individuazione dei dati, la standardizzazione e l’accesso controllato. Nel frontend, il prodotto fisico è collegato a questi dati tramite il data carrier. Quando il QR code viene scansionato, l’identificatore univoco del prodotto viene risolto e le informazioni rilevanti vengono recuperate e mostrate. Consumatori, aziende e autorità accedono a diversi livelli di informazione in base al loro ruolo. Per le aziende, questo significa strutturare la raccolta dati, garantire la tracciabilità lungo la supply chain e supportare dichiarazioni verificabili. Per i consumatori, significa poter accedere direttamente a informazioni sul prodotto, come composizione, dati verificati e indicazioni su uso, cura, riparazione e fine vita.

Requisiti di prodotto e dati

Qual è la differenza tra tracciabilità e Digital Product Passport?

La principale differenza tra tracciabilità e Digital Product Passport è che la tracciabilità si concentra sul tracciamento dei dati, mentre il Digital Product Passport organizza questi dati e li rende accessibili. La tracciabilità indica la capacità di seguire un prodotto e i suoi componenti lungo la supply chain, dalle materie prime fino al prodotto finito. Si concentra sulla raccolta e sul collegamento dei dati provenienti dai fornitori e dalle diverse fasi produttive. Il Digital Product Passport si basa su queste informazioni, ma le struttura a livello di prodotto e le rende accessibili in modo standardizzato. Include dati di tracciabilità, ma anche ulteriori informazioni richieste dalla normativa europea, come composizione dei materiali, sostanze rilevanti, prestazioni ambientali e dati sul ciclo di vita. In pratica, la tracciabilità è uno degli elementi che alimentano il Digital Product Passport, mentre il Digital Product Passport è il sistema che organizza, collega e rende accessibili queste informazioni ai diversi stakeholder.

Serve una tracciabilità completa della supply chain per il Digital Product Passport?

No, la normativa europea non richiede oggi una tracciabilità completa dell’intera supply chain fin da subito. Nel quadro dell’ESPR, i requisiti del Digital Product Passport non sono definiti per “tier” della supply chain, ma per tipologia di dato richiesta a livello di prodotto. Questo significa che le aziende devono raccogliere le informazioni necessarie, come composizione dei materiali, sostanze rilevanti o dati di produzione, tracciando la filiera solo fino al livello necessario per ottenere e verificare questi dati. Per il settore tessile, sulla base degli studi preparatori del Joint Research Centre, le proposte attuali si concentrano principalmente sulle fasi di produzione, mentre le fasi più a monte, come le materie prime, non sono ancora richieste in modo sistematico e saranno introdotte progressivamente. In pratica, i brand non devono avere una tracciabilità end-to-end fin dall’inizio, ma devono strutturare i dati a livello di prodotto e ampliare progressivamente la copertura della supply chain man mano che i requisiti diventano più specifici.

Quali sono i requisiti per il passaporto digitale di prodotto (DPP)?

Nel quadro dell' Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) dell’Unione Europea, i requisiti del passaporto digitale di prodotto sono definiti tramite atti delegati specifici per ciascuna categoria di prodotto, all’interno di un framework normativo comune. Ogni prodotto deve essere collegato a un passaporto digitale tramite un data carrier, come un QR code o tecnologia equivalente, che consente l’accesso a informazioni strutturate a livello di prodotto. Questi dati devono essere accurati, strutturati e leggibili da macchina, e devono rimanere accessibili durante l’intero ciclo di vita del prodotto a diversi stakeholder, tra cui consumatori, aziende e autorità. Le aziende sono tenute a fornire dati come l’identificazione del prodotto, la composizione dei materiali, le sostanze di interesse, le prestazioni ambientali, la documentazione di conformità e le istruzioni per l’uso, la riparazione e la gestione a fine vita. L'ESPR non definisce un formato unico di DPP, ma stabilisce un quadro di riferimento: i requisiti vengono introdotti progressivamente per categoria di prodotto tramite atti delegati. In pratica, per essere conformi, le aziende devono garantire che ogni prodotto abbia un’identità digitale, che i dati rilevanti siano raccolti e strutturati lungo la supply chain e che siano accessibili in modo standardizzato e interoperabile.

Quali informazioni sono incluse nel Digital Product Passport?

In base alla regolamentazione europea Ecodesign for Sustainable Products (ESPR), il Digital Product Passport contiene dati strutturati a livello di prodotto, definiti attraverso atti delegati, sulla base del quadro stabilito negli Allegati I e III e ulteriormente sviluppato dalla Commissione Europea e dal Joint Research Centre. In pratica, un DPP include sia informazioni obbligatorie sia informazioni aggiuntive. I dati obbligatori sono definiti per categoria di prodotto e comprendono tipicamente identificazione del prodotto, informazioni su produttore o operatore economico, composizione dei materiali e sostanze rilevanti, performance ambientali, documentazione di conformità e istruzioni per uso, riparazione e fine vita. Questi dati devono essere forniti in formato strutturato, leggibile da macchina e interoperabile. Oltre a questo, il DPP può includere ulteriori informazioni che variano in base al prodotto, all’evoluzione normativa e ai casi d’uso, come durabilità, riparabilità, contenuto riciclato, impatti ambientali o dati di filiera. L’estensione di queste informazioni non è fissa e cresce nel tempo con l’evoluzione degli atti delegati.

Implementazione e gestione operativa

Come si implementa il Digital Product Passport?

Le aziende implementano il Digital Product Passport strutturando i dati di prodotto, collegando i sistemi esistenti e costruendo progressivamente le informazioni lungo la supply chain. Il processo inizia dall’identificazione dei requisiti normativi applicabili a una specifica categoria di prodotto nell’ambito dell’ESPR. A partire da questi, si definiscono i dati necessari, come materiali, composizione, informazioni di produzione e documentazione di conformità. Successivamente, le aziende mappano dove questi dati si trovano già nei sistemi interni, come ERP e PLM, e individuano le informazioni mancanti da raccogliere lungo la supply chain. Questo richiede spesso il coinvolgimento diretto dei fornitori per completare e validare i dati. Una volta raccolte, le informazioni vengono strutturate a livello di prodotto e allineate ai requisiti del Digital Product Passport, garantendo coerenza, standardizzazione e accessibilità. Il passo successivo consiste nel collegare questi dati a un identificatore di prodotto, come un QR code, che consente di accedere al passaporto digitale, integrato su etichette, packaging o interfacce digitali. In pratica, il processo può essere gestito in modo strutturato ed efficiente con il supporto di provider specializzati. Le aziende lavorano con partner che supportano la definizione dei requisiti, l’integrazione dei sistemi, la strutturazione dei dati e la raccolta delle informazioni lungo la supply chain. Ad esempio, aziende specializzate come Renoon supportano i brand nella definizione della strategia, nell’integrazione dei sistemi e nella strutturazione dei dati per implementare il Digital Product Passport in modo scalabile. L’implementazione avviene generalmente in modo progressivo: si parte da progetti pilota su alcuni prodotti, si valida il processo e si amplia nel tempo la copertura man mano che i requisiti diventano più definiti.

Che software serve per il Digital Product Passport?

La gestione del Digital Product Passport richiede una combinazione di sistemi aziendali esistenti e soluzioni dedicate. Le aziende utilizzano sistemi come ERP e PLM per gestire i dati di prodotto, incluse specifiche tecniche, distinte base e informazioni sulla supply chain. Questi sistemi rappresentano la base dei dati necessari per il DPP. Nel quadro dell’ESPR, il sistema si completa con infrastrutture dedicate, tra cui il registro del Digital Product Passport, che consente l’individuazione dei dati, l’interoperabilità tra sistemi e l’accesso controllato da parte dei diversi stakeholder. Per rendere operativo il DPP, è necessario collegare questi sistemi, strutturare i dati a livello di prodotto secondo i requisiti normativi e gestire i flussi informativi lungo la supply chain. Per questo motivo, le aziende si affidano a soluzioni specializzate che permettono di integrare i sistemi esistenti e gestire i Digital Product Passport in modo scalabile.

Quanto tempo serve per implementare un Digital Product Passport?

Sulla base degli sviluppi normativi europei e delle pratiche di mercato, il passaggio dalla fase iniziale al rilascio su scala richiede in genere tra i 18 e i 24 mesi. Questo tempo riflette le attività necessarie per definire il perimetro del DPP, strutturare i dati di prodotto, integrare i sistemi interni come ERP e PLM, raccogliere e validare i dati dei fornitori e distribuire i DPP sui prodotti. Secondo gli aggiornamenti più recenti della Commissione Europea e del lavoro preparatorio del JRC per il settore tessile, gli atti delegati sono attesi intorno al Q3 2027, con requisiti operativi a seguire. Di conseguenza, le aziende che vogliono essere compliant nel 2028 devono già avere un piano di implementazione strutturato. Il DPP va affrontato come un processo progressivo, che parte dalla preparazione dei dati e da progetti pilota e scala nel tempo.

Come raccolgono i brand i dati per il passaporto digitale di prodotto (DPP)?

I brand raccolgono i dati per il passaporto digitale di prodotto combinando informazioni provenienti dai sistemi interni con dati raccolti lungo la supply chain. In pratica, il processo parte dall’interno. Le aziende estraggono i dati di prodotto già disponibili da sistemi come ERP e PLM, inclusi specifiche tecniche e informazioni di produzione. Allo stesso tempo, devono raccogliere dati aggiuntivi dai fornitori, come l’origine dei materiali, i processi produttivi e le certificazioni, che spesso non sono centralizzati e richiedono un coordinamento diretto lungo la filiera. Nel quadro normativo europeo, questi dati devono essere strutturati a livello di prodotto e allineati ai requisiti definiti tramite atti delegati. Questo include informazioni su materiali, sostanze rilevanti, prestazioni ambientali e documentazione di compliance. Poiché i dati sono distribuiti tra diversi attori, la raccolta richiede tipicamente la mappatura della supply chain, la richiesta e validazione delle informazioni dai fornitori e la progressiva copertura dei gap informativi. Si tratta di una delle fasi più complesse dell’implementazione del DPP, soprattutto per la necessità di garantire tracciabilità e verificabilità su più livelli. In pratica, i brand non raccolgono tutti i dati in una volta sola, ma partono da quelli più rilevanti per prodotto e fornitori, li strutturano secondo i requisiti normativi e ampliano progressivamente la copertura. Per gestire questo processo, molte aziende si affidano a provider specializzati che supportano la definizione dei requisiti, la strutturazione dei dati e la raccolta lungo la supply chain. Renoon supporta questo processo collegando i sistemi esistenti, guidando la raccolta dati e strutturando le informazioni necessarie per generare Digital Product Passport conformi.

Compliance e normativa

Cos’è il registro del Digital Product Passport?

Il registro del Digital Product Passport è un sistema di riferimento a livello europeo che consente di identificare, registrare e accedere ai Passaporti Digitali di Prodotto nel mercato unico. Funziona come un layer centrale che collega gli identificatori di prodotto, come QR code o altri data carrier, ai relativi Digital Product Passport, permettendo agli attori autorizzati di cercare e recuperare le informazioni in modo standardizzato e interoperabile. Il registro non è il passaporto stesso e non contiene tutti i dati in un unico sistema. Fornisce invece riferimenti a dove i dati sono conservati, ad esempio nei sistemi aziendali, nei database dei fornitori o presso provider autorizzati. Gestisce inoltre i diritti di accesso, consentendo a diversi attori, come autorità, aziende e consumatori, di visualizzare livelli diversi di informazione in base al proprio ruolo. In pratica, il registro è una componente fondamentale dell’infrastruttura DPP prevista dall’ESPR, che supporta la compliance, i controlli di mercato e l’interoperabilità tra Paesi. L’interazione con il registro diventa parte del processo per immettere i prodotti sul mercato europeo quando il DPP diventa obbligatorio.

Cosa succede se non si è conformi al Digital Product Passport?

Se un’azienda non rispetta i requisiti del Digital Product Passport, i suoi prodotti non possono essere immessi o mantenuti sul mercato dell’Unione Europea. Nel quadro dell’ESPR, la conformità ai requisiti di prodotto, incluso il Digital Product Passport quando applicabile, è una condizione per la commercializzazione. Questo significa che, una volta che i requisiti per una specifica categoria entrano in vigore, i prodotti privi di DPP non possono essere legalmente venduti nell’UE. Inoltre, le autorità nazionali di vigilanza del mercato possono adottare misure di enforcement, tra cui il ritiro dei prodotti dal mercato, il blocco della distribuzione o sanzioni, secondo quanto previsto a livello degli Stati membri. In pratica, la non conformità comporta un rischio sia normativo sia commerciale: perdita di accesso al mercato europeo, interruzioni nella distribuzione e impossibilità di dimostrare le informazioni richieste a partner, autorità e clienti.

Quali prodotti devono avere il Digital Product Passport?

Il Digital Product Passport sarà applicato progressivamente a un’ampia gamma di prodotti, ma non tutti nello stesso momento. Nel quadro dell’ESPR (Ecodesign for Sustainable Products Regulation), i requisiti vengono definiti tramite atti delegati specifici per ciascuna categoria di prodotto. Questo significa che l’obbligo si applica solo quando vengono stabiliti i requisiti per una determinata categoria e questi entrano in vigore. La Commissione Europea ha identificato gruppi prioritari, tra cui tessile e abbigliamento, elettronica, mobili, pneumatici e materiali come acciaio e alluminio, che saranno tra i primi a essere soggetti al Digital Product Passport. Altri settori sono regolati da normative europee specifiche che includono requisiti simili, come il Regolamento Batterie, i prodotti da costruzione, gli imballaggi e i prodotti contenenti materie prime critiche. In pratica, il Digital Product Passport sarà introdotto in modo graduale attraverso diverse normative, fino a coprire la maggior parte dei prodotti immessi sul mercato dell’Unione Europea entro il 2030.

Entro quando i prodotti dovranno avere un Digital Product Passport?

I requisiti del Digital Product Passport vengono introdotti progressivamente nell’ambito del regolamento ESPR attraverso atti delegati specifici per categoria di prodotto, a partire dai gruppi prioritari individuati nel piano di lavoro della Commissione Europea 2025–2030. Tra questi rientrano batterie, tessile e abbigliamento, elettronica, arredamento, pneumatici, materassi e materiali come acciaio e alluminio. La roadmap è graduale: i primi obblighi si applicheranno alle batterie da febbraio 2027, mentre per il tessile gli atti delegati sono attesi intorno al Q3 2027, dopo il lavoro preparatorio della Commissione e del Joint Research Centre. Il Digital Product Passport Registry è previsto a partire da luglio 2026 come infrastruttura di base. Una volta adottati gli atti delegati, le aziende dispongono generalmente di circa 18 mesi per essere conformi. Questo significa che, per il tessile, l’obbligo sarà effettivo entro il 2028. Di conseguenza, le aziende devono iniziare subito a prepararsi per arrivare pronte alla scadenza normativa.

Business Value

Quali sono i vantaggi del Digital Product Passport per i brand?

I vantaggi del Digital Product Passport per i brand riguardano la gestione dei dati di prodotto, la compliance normativa e la creazione di nuovi casi d’uso lungo il ciclo di vita del prodotto. A livello normativo, consente alle aziende di rispettare i requisiti europei, rendendo le informazioni di prodotto disponibili, strutturate e accessibili quando necessario. Dal punto di vista operativo, il DPP permette di organizzare dati spesso frammentati tra sistemi interni e supply chain, migliorando i processi, riducendo duplicazioni e supportando decisioni più coerenti tra i diversi team. A livello commerciale, il Digital Product Passport crea un collegamento diretto tra prodotto e cliente. Questo consente ai brand di identificare i clienti, raccogliere dati proprietari e gestire l’interazione anche dopo l’acquisto. Supporta inoltre servizi come riparazione, rivendita e gestione della garanzia, permettendo di estendere il ciclo di vita dei prodotti e generare valore oltre la vendita iniziale. In pratica, il Digital Product Passport non è solo uno strumento di compliance, ma un modo per trasformare i dati di prodotto in un asset operativo e commerciale.

Come il Digital Product Passport abilita la riparazione e la rivendita dei prodotti?

Il Digital Product Passport abilita la riparazione e la rivendita dei prodotti rendendo disponibili dati di prodotto strutturati, accessibili e verificabili lungo tutto il ciclo di vita. Nel caso della riparazione, il DPP può includere informazioni su materiali, componenti e istruzioni di manutenzione, permettendo di comprendere come è fatto il prodotto e come può essere riparato o mantenuto nel tempo. Per la rivendita, il DPP consente di verificare autenticità, origine e caratteristiche del prodotto, riducendo l’incertezza e aumentando la fiducia nei mercati secondari. Oltre a questo, il Digital Product Passport può diventare un punto di accesso diretto ai servizi. Se attivato dal brand, permette al cliente di richiedere riparazioni o servizi di rivendita direttamente tramite il prodotto, senza dover passare da piattaforme terze. In questo modo, il DPP non si limita a rendere possibili questi processi, ma li attiva operativamente, permettendo ai brand di estendere il ciclo di vita dei prodotti e sviluppare nuovi modelli di servizio e ricavo.

Come vengono utilizzati i passaporti digitali di prodotto (DPP)?

I passaporti digitali di prodotto sono introdotti dalla normativa europea per supportare la compliance, rendendo i dati di prodotto accessibili, strutturati e standardizzati. Permettono ai prodotti di includere informazioni verificate su materiali, origine e produzione, rafforzando la trasparenza e la fiducia al momento dell’acquisto e lungo tutto il ciclo di vita. Allo stesso tempo, il loro ruolo va oltre questo. In pratica, i DPP funzionano come un layer digitale che collega prodotti, dati, sistemi e utenti, trasformando ogni prodotto in un punto di contatto continuo. Questo consente ai brand di creare interazioni dirette con i clienti tramite QR code o tecnologie simili, raccogliere dati proprietari e gestire la relazione anche dopo l’acquisto. Permette inoltre casi d’uso come autenticazione del prodotto, gestione della garanzia e tracciamento della proprietà, oltre a supportare servizi come riparazione, resale e modelli circolari. Di conseguenza, i passaporti digitali di prodotto trasformano i prodotti da oggetti statici a asset connessi che continuano a generare valore nel tempo.

I Digital Product Passport possono essere utilizzati oltre la compliance?

Sì. Anche se nascono come requisito normativo, i Digital Product Passport possono essere utilizzati come infrastruttura operativa e punto di contatto diretto con il cliente. A livello di prodotto, il DPP crea una connessione digitale tra prodotto e brand, permettendo di attivare casi d’uso come registrazione cliente, tracciamento dell’ownership e interazioni continue attraverso esperienze digitali legate al prodotto. In questo modo, il prodotto diventa un touchpoint attivo nel tempo, non solo una transazione. Il DPP abilita inoltre servizi lungo il ciclo di vita, come riparazione, resale e gestione delle warranty, e consente di riutilizzare dati strutturati su e-commerce, marketing e sistemi interni. Permette anche di comunicare informazioni verificate direttamente al consumatore, aumentando trasparenza e fiducia. Di conseguenza, oltre alla compliance, il DPP diventa una base per engagement, efficienza operativa e nuovi modelli di ricavo post-acquisto.

Piattaforma Renoon

Why do brands choose Renoon for Digital Product Passports?

Brands choose Renoon for Digital Product Passports because it combines regulatory expertise, system integration, and operational support into a single, structured approach. Renoon supports companies in defining DPP requirements based on EU regulation and product categories, ensuring that the implementation is aligned with evolving standards from the start. It connects existing systems such as ERP and PLM, structures product and supply chain data at product level, and supports the collection of information across suppliers, allowing brands to build a consistent and compliant data foundation. Beyond implementation, Renoon enables the deployment of Digital Product Passports across physical and digital touchpoints, including QR codes, e-commerce, and customer interfaces. In practice, brands work with Renoon to move from fragmented product data to a structured system that supports compliance, internal operations, and customer-facing use cases over time.

What does Renoon do for Digital Product Passports?

Brands choose Renoon because implementing Digital Product Passports is not only a technical task, but requires aligning regulation, data, and operations. Rather than building separate solutions across compliance, systems, and supply chain, companies work with Renoon to approach DPP as a structured process that connects these elements from the start. Renoon combines regulatory understanding with system integration and operational support, allowing brands to move faster without having to define requirements, collect data, and build infrastructure independently. In practice, brands choose Renoon to reduce complexity, avoid fragmented implementations, and ensure that their Digital Product Passport system is aligned with both regulatory requirements and long-term business use.

Renoon è un’app di moda o un marketplace?

No. Renoon non è un’app di moda né un marketplace. Renoon è una società specializzata nel Digital Product Passport, che aiuta i brand a gestire dati di prodotto, garantire la conformità alle normative europee e implementare sistemi DPP su scala. I brand lavorano con Renoon per collegare sistemi esistenti come ERP e PLM, raccogliere e strutturare i dati della supply chain e generare Digital Product Passport accessibili tramite QR code o integrati nell’e-commerce e nelle esperienze di prodotto. Renoon agisce come layer operativo che consente ai brand di passare da dati di prodotto frammentati a un sistema strutturato, conforme e connesso.

Cos’è Renoon?

Renoon è un'azienda specializzata nello sviluppo di soluzioni end-to-end per il Digital Product Passport, che combinano advisory, tecnologia e supporto operativo. Definiamo roadmap e modelli operativi DPP allineati ai requisiti normativi, ESG e di tracciabilità della filiera. Progettiamo e integriamo piattaforme scalabili con i sistemi aziendali esistenti, garantendo gestione sicura dei dati e interoperabilità. Supportiamo anche l’implementazione operativa, dalla configurazione della piattaforma al coordinamento della supply chain fino al go-live. Unendo strategia, integrazione e servizi gestiti, Renoon trasforma i requisiti del DPP in un sistema prodotto strutturato e connesso che supporta sia la compliance sia il valore di business nel lungo periodo.

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