
La Commissione europea sta preparando requisiti di ecodesign specifici per i prodotti di abbigliamento tessile nell’ambito del Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili.
Con il procedere dei lavori tecnici, le organizzazioni che rappresentano produttori tessili, brand di abbigliamento, aziende di articoli sportivi e interessi ambientali stanno pubblicando raccomandazioni su come definire questi requisiti.
Questi documenti non rappresentano la posizione finale della Commissione né requisiti vincolanti. Mostrano i punti su cui gli stakeholder concordano, quelli su cui le priorità divergono e le questioni di implementazione ancora aperte.
La base tecnica proviene dal Centro comune di ricerca della Commissione europea, o JRC. Il JRC è il servizio della Commissione per la scienza e la conoscenza. Svolge attività di ricerca e sviluppa evidenze e opzioni di policy che la Commissione può considerare nella preparazione della legislazione.
Per l’abbigliamento tessile, il JRC sta conducendo lo studio preparatorio sui prodotti tessili. Il lavoro esamina i potenziali requisiti di ecodesign e i possibili contenuti del passaporto digitale di prodotto. I documenti del JRC sono contributi tecnici, non l’atto delegato finale sui prodotti tessili.
Le posizioni degli stakeholder considerate in questo articolo provengono dalle seguenti organizzazioni:
FESI, la Federazione europea dell’industria degli articoli sportivi, rappresenta aziende attive nei settori dell’abbigliamento sportivo e tecnico, delle calzature, dei prodotti outdoor e degli articoli sportivi. Il suo position paper di ottobre 2026 riguarda specificamente il futuro atto delegato ESPR sui prodotti tessili. Fornisce raccomandazioni particolarmente rilevanti per l’abbigliamento tecnico e ad alte prestazioni.
EURATEX, la Confederazione europea dell’abbigliamento e del tessile, rappresenta i produttori tessili e di abbigliamento europei. Il suo position paper di marzo 2026 sul passaporto digitale di prodotto per l’abbigliamento si concentra su informazioni obbligatorie, accesso ai dati, riservatezza, interoperabilità, costi di implementazione e applicazione delle norme.
Il Policy Hub – Circularity for Apparel & Footwear è un’iniziativa di policy del settore lanciata da Cascale, Global Fashion Agenda e FESI. Riunisce aziende e organizzazioni lungo la catena del valore dell’abbigliamento e delle calzature. La sua analisi di marzo 2026 esamina la fattibilità delle opzioni di ecodesign per i prodotti tessili in discussione, mentre la sua posizione sulla valutazione del ciclo di vita chiede una metodologia armonizzata in tutto il mercato unico dell’UE. Questo articolo considera solo le raccomandazioni rilevanti per i prodotti tessili e di abbigliamento.
Una dichiarazione congiunta della catena del valore tessile sulle sostanze che destano preoccupazione riunisce organizzazioni che rappresentano produttori tessili, fornitori di sostanze chimiche, brand di abbigliamento, aziende di articoli sportivi, retailer e servizi tessili. Tra i firmatari figurano EURATEX, FESI, AFIRM, ETAD, EBCA, IAF, ETSA ed EuroCommerce.
ECOS, la Environmental Coalition on Standards, è una ONG ambientalista che lavora su standard tecnici, politiche di prodotto e legislazione. Le sue pubblicazioni recenti riguardano il rilascio di microplastiche dall’abbigliamento e la revisione del Regolamento UE sull’etichettatura dei prodotti tessili, offrendo un punto di vista ambientale che si affianca alle posizioni del settore.
Sia FESI sia EURATEX sostengono l’introduzione dei passaporti digitali di prodotto per l’abbigliamento. Le loro posizioni puntano a garantire che i set di dati obbligatori restino proporzionati e gestibili a livello operativo.
EURATEX sostiene che il DPP obbligatorio dovrebbe limitarsi alle informazioni richieste dalla legislazione. Le aziende potrebbero aggiungere etichette di sostenibilità o altre informazioni volontarie, ma questi elementi dovrebbero restare chiaramente separati dal set di dati obbligatorio.
L’organizzazione chiede inoltre diritti di accesso differenziati. Consumatori, autorità, riciclatori e altri attori accederebbero a informazioni diverse in base al proprio ruolo. I dati commercialmente sensibili, incluse le reti di fornitori e le modalità di produzione, dovrebbero rimanere protetti.
Anche FESI propone di partire da un set di dati di base definito, che possa evolvere con la maturazione dei sistemi, delle metodologie e dei dati della catena di fornitura. Le sue raccomandazioni riguardano anche interoperabilità, neutralità tecnologica, titolarità dei dati, continuità operativa e flessibilità nel posizionamento del supporto dati.
La posizione comune del settore non è contraria al DPP. Chiede informazioni obbligatorie chiaramente definite, accessi controllati e un modello di implementazione in grado di funzionare lungo catene di fornitura complesse.
Una questione centrale riguarda il modo in cui i prodotti tessili dovrebbero essere classificati e valutati.
FESI sostiene che abbigliamento sportivo tecnico, capi ad alte prestazioni e abbigliamento lifestyle non possano sempre essere valutati secondo criteri identici. La Federazione osserva, ad esempio, che calze e T-shirt non dovrebbero essere valutate attraverso gli stessi criteri di durabilità, perché differiscono per le modalità tipiche di deterioramento e per i fattori che ne determinano il fine vita.
La sua posizione chiede quindi categorie di prodotto sufficientemente dettagliate e metodi di prova che riflettano l’uso previsto e la costruzione del prodotto.
Questa distinzione è importante perché l’atto delegato potrebbe introdurre requisiti o sistemi di valutazione basati su caratteristiche quali robustezza, riparabilità e riciclabilità. Se le categorie sono troppo ampie, i risultati potrebbero non rappresentare correttamente la funzione o la durata prevista dei diversi prodotti di abbigliamento.
La durabilità è ampiamente riconosciuta come una priorità, ma gli stakeholder hanno posizioni diverse su come dovrebbe essere regolamentata.
Il lavoro preparatorio del JRC esamina le opzioni per valutare la robustezza dei prodotti tessili e comunicarne i risultati. FESI raccomanda, in una prima fase, di considerare la robustezza soprattutto come un requisito informativo, mentre i metodi di prova e le classificazioni dei prodotti vengono ulteriormente perfezionati.
ECOS sostiene che il futuro quadro normativo dovrebbe includere requisiti minimi obbligatori di ecodesign, invece di affidarsi unicamente alle informazioni rivolte ai consumatori. Questa posizione è presentata nei materiali del suo webinar di giugno 2026 sulle future norme di ecodesign per l’abbigliamento.
La distinzione è significativa:
L’atto delegato finale potrebbe combinare entrambi i meccanismi.
Il contenuto riciclato è un altro ambito in cui gli stakeholder condividono ampiamente l’obiettivo, ma si interrogano su come calcolare e verificare la compliance.
FESI sostiene i requisiti relativi al contenuto riciclato, ma propone di consentire, in determinate circostanze, il calcolo della compliance normativa a livello aggregato dell’operatore. Le dichiarazioni ambientali relative a un prodotto specifico dovrebbero comunque riflettere le caratteristiche del singolo prodotto.
Questo approccio potrebbe offrire alle aziende maggiore flessibilità quando le fibre riciclate non sono disponibili con continuità per ogni ciclo produttivo. Solleverebbe inoltre interrogativi su come documentare e verificare la compliance aggregata e collegarla ai passaporti digitali di prodotto a livello di singolo prodotto.
Il Policy Hub, nella sua analisi di marzo 2026, evidenzia inoltre l’importanza della disponibilità di fibre, delle infrastrutture di riciclo, dei sistemi di verifica e delle metodologie di calcolo. Sostiene che l’ambizione ambientale delle norme debba essere supportata da metodi applicabili lungo le catene globali di fornitura dell’abbigliamento.
La questione aperta non riguarda quindi soltanto la quantità di contenuto riciclato da richiedere, ma anche il livello al quale calcolarla e le evidenze che le aziende dovranno conservare.
Il Policy Hub chiede una metodologia armonizzata per la valutazione del ciclo di vita in tutto il mercato unico dell’UE.
Senza un approccio comune, le aziende potrebbero dover applicare metodi diversi per calcolare o dimostrare le prestazioni ambientali nell’ambito di differenti iniziative dell’UE. L’organizzazione chiede chiarezza sui confini del sistema, sulle fasi del ciclo di vita, sui dati primari e sul rapporto tra norme di prodotto e dichiarazioni ambientali.
Questo dibattito riguarda sia la compliance sia la comunicazione. Se le informazioni sull’impronta ambientale vengono incluse in un passaporto digitale di prodotto, il metodo di calcolo sottostante deve essere sufficientemente coerente da rendere le informazioni significative e comparabili.
Il futuro atto delegato dovrebbe specificare come i requisiti informativi dell’ESPR relativi alle sostanze che destano preoccupazione si applicheranno all’abbigliamento tessile.
La dichiarazione congiunta firmata da EURATEX, FESI, AFIRM, EuroCommerce e altre organizzazioni della catena del valore chiede alla Commissione di chiarire il rapporto tra l’ESPR e la legislazione UE vigente sulle sostanze chimiche, in particolare REACH.
I firmatari chiedono:
L’obiettivo è evitare obblighi di rendicontazione duplicati o contrastanti, consentendo al contempo alle informazioni chimiche rilevanti di accompagnare il prodotto e supportarne la gestione a fine vita.
ECOS sostiene che le future norme dovrebbero affrontare il rilascio di microplastiche dall’abbigliamento.
Le sue raccomandazioni fanno riferimento alle metodologie di prova esistenti e propongono misure mirate ai fattori di progettazione e produzione che possono influenzare il rilascio di fibre.
Questa posizione va oltre la richiesta alle aziende di comunicare informazioni. ECOS chiede opzioni di policy concrete in grado di ridurre l’inquinamento da microplastiche causato dall’abbigliamento, inclusi potenziali requisiti di prestazione.
Il documento di FESI affronta anche la necessità di test affidabili e di una corretta classificazione dei prodotti. Il dibattito riguarda quindi sia l’obiettivo ambientale sia la solidità delle metodologie disponibili per il loro utilizzo in requisiti di prodotto obbligatori.
L’atto delegato ESPR sui prodotti tessili e la revisione del Regolamento sull’etichettatura dei prodotti tessili sono iniziative separate, ma i rispettivi requisiti informativi dovranno comunque essere coordinati.
Le organizzazioni del settore sostengono in generale un approccio più orientato al digitale. FESI sostiene che le etichette fisiche dovrebbero rimanere essenziali e che le informazioni più dettagliate dovrebbero essere rese disponibili in formato digitale, riducendo le dimensioni delle etichette, le traduzioni e le informazioni duplicate.
Anche ECOS sostiene l’accesso digitale alle informazioni estese, ma ritiene che le informazioni essenziali debbano restare direttamente disponibili sull’etichetta fisica. Le sue raccomandazioni riguardano aspetti quali taglia, origine e cura del prodotto, con ulteriori dettagli disponibili in formato digitale.
La discussione non consiste quindi semplicemente nello scegliere tra etichette fisiche e digitali. Riguarda quali informazioni debbano rimanere immediatamente visibili sul prodotto e quali possano essere gestite, tradotte e consultate attraverso il passaporto digitale di prodotto.
Ai sensi dell’ESPR, la data di applicazione di un atto delegato specifico per un prodotto non dovrebbe generalmente essere anteriore a 18 mesi dalla sua entrata in vigore, salvo casi debitamente giustificati. Le organizzazioni del settore chiedono tempistiche più lunghe per l’abbigliamento tessile.
EURATEX raccomanda un periodo di transizione da 24 a 36 mesi. FESI chiede 48 mesi per le disposizioni relative a robustezza, contenuto riciclato e impronta ambientale. Per i requisiti sulle sostanze che destano preoccupazione, chiede almeno 36 mesi, fino a 48 mesi per le PMI.
Le tempistiche finali saranno stabilite dall’atto delegato adottato. Le posizioni mostrano comunque che l’implementazione richiederà più della semplice pubblicazione di un passaporto rivolto ai consumatori. Le aziende potrebbero dover adeguare i processi di sviluppo prodotto, test, approvvigionamento, compliance e gestione dei dati in più collezioni.
Le posizioni degli stakeholder non anticipano il testo giuridico finale. Sono utili perché individuano i requisiti che con maggiore probabilità creeranno complessità operative e i punti sui quali l’approccio finale è ancora oggetto di discussione.
Per le aziende di abbigliamento, i documenti forniscono prime indicazioni sugli ambiti in cui potrebbe concentrarsi il lavoro di implementazione:
Questa distinzione aiuta le aziende a evitare due rischi opposti: aspettare che ogni dettaglio tecnico sia definito prima di iniziare oppure costruire sistemi rigidi attorno a requisiti ancora in discussione.
Le aziende possono già mappare i dati di prodotto e dei fornitori, chiarire le responsabilità interne, valutare le evidenze esistenti e assicurarsi che i propri sistemi supportino diversi set di dati e livelli di accesso. Le decisioni che dipendono da categorie di prodotto definitive, metodi di calcolo o soglie obbligatorie dovrebbero invece rimanere adattabili fino all’adozione dell’atto delegato.
Seguire le posizioni degli stakeholder aiuta quindi le aziende a individuare le attività preparatorie utili in ogni scenario, anticipare le funzioni e i fornitori potenzialmente coinvolti e riconoscere quali scelte di implementazione non dovrebbero ancora essere considerate definitive.
Renoon supporta le aziende del settore moda nel tradurre gli sviluppi normativi in modelli di dati, responsabilità interne e piani di implementazione in grado di evolvere con i requisiti finali dell’ESPR per i prodotti tessili.
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