
Quando un’azienda crea un passaporto digitale di prodotto, chi possiede effettivamente i dati su cui si basa?
Un DPP può contenere informazioni provenienti dal brand, dai fornitori, dai produttori e da altri attori della catena del valore. Il passaporto può essere archiviato dall’operatore economico o gestito tramite un fornitore di servizi DPP, mentre attori diversi possono disporre di diritti differenti per accedere alle informazioni o aggiornarle.
Ciò significa che la proprietà dei dati del DPP non può essere ricondotta alla sola domanda su chi archivia il passaporto. L’ESPR e gli standard europei sul DPP affrontano diverse dimensioni del controllo: chi archivia i dati, chi può utilizzarli, chi può accedervi o modificarli e in che modo devono rimanere disponibili nel tempo.
Un requisito rende le implicazioni particolarmente chiare: il passaporto deve rimanere disponibile anche se l’operatore economico che lo ha creato cessa di esistere.
Ai sensi dell’ESPR, i dati del passaporto digitale di prodotto devono rimanere disponibili per il periodo definito dall’atto delegato applicabile alla specifica categoria di prodotto, anche dopo l’insolvenza, la liquidazione o la cessazione dell’attività dell’ operatore economico responsabile della creazione del passaporto.
Questo requisito è tradotto in regole tecniche dalla norma EN 18221:2026, lo standard europeo perl’archiviazione, la conservazione e la persistenza dei dati del DPP.
Lo standard definisce un approccio decentralizzato all’archiviazione dei dati del DPP e stabilisce come le informazioni del passaporto devono essere conservate e mantenute disponibili nel tempo. Ciò include meccanismi di replica e back-up dei dati progettati per preservarne l’accesso quando l’operatore economico originario non è più in grado di mantenere il passaporto.
Per le aziende, la persistenza diventa quindi un requisito infrastrutturale che va oltre il luogo in cui il passaporto è ospitato. Devono comprendere per quanto tempo i dati del DPP devono rimanere disponibili, come vengono preservati e quali meccanismi di continuità sono previsti qualora l’organizzazione responsabile cessi di operare.
L’archiviazione dei dati del passaporto digitale di prodotto non conferisce al fornitore di servizi un controllo illimitato su tali dati.
Ai sensi dell’ESPR, un DPP può essere archiviato dall’operatore economico responsabile della sua creazione o da un fornitore di servizi per il passaporto digitale di prodotto. Quando un fornitore archivia o tratta in altro modo i dati del DPP, non può tuttavia venderli, riutilizzarli o trattarli oltre quanto necessario per fornire il servizio pertinente, salvo che ciò sia stato espressamente concordato con l’operatore economico che immette il prodotto sul mercato.
Questa distinzione è importante quando si parla di proprietà dei dati del DPP. L’azienda che ospita il passaporto non è automaticamente libera di utilizzare per altri scopi le informazioni in esso contenute. Per i brand, scegliere un fornitore DPP significa quindi anche comprendere cosa accade ai dati di prodotto e della catena di fornitura una volta entrati nell’infrastruttura del fornitore.
Qui è necessaria un’ulteriore distinzione: avere il controllo sui dati non significa che tutte le informazioni del DPP siano private.
L’ESPR stabilisce che attori diversi possono accedere alle informazioni del passaporto digitale di prodotto in base ai rispettivi diritti di accesso. Tra questi possono rientrare clienti, produttori, importatori, distributori, riparatori, ricondizionatori, riciclatori, autorità di vigilanza del mercato e autorità doganali. L’atto delegato applicabile alla specifica categoria di prodotto determinerà quali attori potranno accedere a quali informazioni.
Lo stesso principio si applica alle modifiche apportate al passaporto. L’ESPR prevede inoltre diritti differenziati per inserire, modificare o aggiornare le informazioni contenute nel passaporto.
Ciò significa che un passaporto digitale di prodotto non deve essere inteso come un’unica pagina web pubblica che mostra le stesse informazioni a tutti. Informazioni diverse possono essere rese disponibili ad attori differenti, così come può essere controllata la possibilità di aggiungere o modificare i dati.
Nell’ESPR non esiste una risposta univoca alla questione della proprietà dei dati del DPP. Il regolamento non attribuisce tutte le informazioni contenute in un passaporto digitale di prodotto a un unico attore secondo un solo concetto di proprietà. Stabilisce invece responsabilità e diritti relativi a chi crea il passaporto, chi lo archivia, chi può accedere a determinate informazioni o modificarle e cosa può fare un fornitore di servizi DPP con i dati che tratta.
Per le aziende che implementano i DPP, la domanda pratica non è quindi soltanto «Chi possiede i nostri dati?», ma anche come mantenere il controllo su tali dati per l’intero ciclo di vita del passaporto.
È ancora più utile porsi le seguenti domande:
Con l’integrazione dei passaporti digitali di prodotto nei requisiti di compliance, la continuità dei dati deve essere considerata fin dall’inizio dell’implementazione.
L’ESPR richiede che i dati del DPP siano trasferibili attraverso una rete aperta e interoperabile, senza vendor lock-in. Insieme ai requisiti relativi ad archiviazione, back-up e persistenza, ciò significa che le aziende non dovrebbero creare passaporti la cui disponibilità nel tempo dipenda interamente da un unico fornitore.
Per i brand, la continuità dei dati diventa quindi un criterio nella scelta dell’infrastruttura DPP: dove vengono archiviati i dati, come possono essere trasferiti, per quanto tempo rimangono disponibili e cosa accade se il fornitore cambia o cessa di operare.
Renoon supporta i brand nella creazione di un’infrastruttura DPP conforme a questi requisiti, dalla strutturazione e gestione dei dati di prodotto fino alla loro accessibilità e continuità nel tempo.
Contatta il nostro team per valutare come la tua configurazione DPP gestisce l’archiviazione, l’accesso e la persistenza dei dati.