Trasparenza mirata: divulgare i dati di prodotto corretti nell'era dei passaporti digitali

Pubblicato il

11 marzo 2026

Collaboratori

Martina Sattanino

Content Writer

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La trasparenza dei prodotti è ormai una caratteristica strutturale del mercato europeo. Regolamenti come l' Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR) e l'introduzione dei Digital Product Passport definiscono le modalità con cui determinate informazioni sui prodotti devono essere documentate, strutturate e rese accessibili.

In questo contesto, le aziende si trovano ad affrontare una sfida pratica: capire quali informazioni debbano effettivamente essere divulgate, a chi e per quale scopo.

Trasparenza non significa pubblicare ogni informazione associata a un prodotto.

È qui che il concetto di trasparenza adeguata diventa rilevante. L'obiettivo non è condividere più dati, ma condividere le giuste informazioni sui prodotti nel giusto contesto.

La trasparenza non consiste nel condividere più informazioni. Si tratta di condividere le informazioni giuste.

Le informazioni di prodotto hanno obiettivi diversi

Le questioni relative alla trasparenza dei prodotti non iniziano con il passaporto digitale di prodotto. Le aziende gestiscono già grandi volumi di dati di prodotto in ambito di approvvigionamento, compliance e sviluppo prodotto.

Ciò che fa il DPP è rendere questa sfida più visibile: una volta che le informazioni sono strutturate a livello di prodotto, le aziende devono chiarire quali dati devono essere divulgati ai sensi della normativa e quali dati servono a funzioni interne o operative.

Ad esempio, alcune informazioni sono necessarie per dimostrare la compliance normativa, come le caratteristiche del prodotto, i materiali o gli elementi di origine definiti dalla legislazione UE. Altre informazioni sono disponibili per gestire la produzione, coordinare i fornitori o documentare le specifiche tecniche.

Questi set di dati spesso si trovano uno accanto all'altro all'interno dei sistemi aziendali, ma non hanno lo stesso scopo.

La trasparenza richiede quindi di comprendere quali dati devono essere divulgati, in quale contesto e per quale obiettivo normativo o comunicativo.

Divulgazione normativa e comunicazione volontaria

Nella trasparenza dei prodotti, è importante distinguere tra divulgazione normativa e comunicazione volontaria dei prodotti.

La normativa europea sui prodotti non impone alle aziende di divulgare ogni singola informazione associata a un prodotto. Definisce invece categorie specifiche di dati di prodotto che devono essere strutturate e rese accessibili.

Ad esempio, ai sensi del Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), le norme specifiche per prodotto possono richiedere che determinate informazioni siano documentate e rese disponibili tramite il passaporto digitale di prodotto, come le caratteristiche del prodotto, la composizione dei materiali, i parametri di durabilità o gli indicatori di riparabilità a seconda della categoria del prodotto.

È importante sottolineare che il Passaporto Digitale dei Prodotti non è concepito come un set di dati completamente pubblico. La regolamentazione prevede diversi livelli di accesso a seconda del tipo di utente, consentendo alle autorità di regolamentazione, agli operatori economici e ai consumatori di accedere a diversi livelli di informazione, proteggendo al contempo i dati commercialmente sensibili.

In pratica, ciò significa che alcune informazioni fanno parte dei dati normativi di prodotto, mentre altre rimangono parte della comunicazione sul prodotto. Ad esempio, un passaporto digitale di prodotto può includere informazioni strutturate come la composizione dei materiali o le istruzioni per la cura definite dalle norme di prodotto, mentre elementi come le narrative del marchio o la narrazione della sostenibilità rimangono facoltativi.

Il framework DPP distingue anche tra diverse tipologie di dati di prodotto. Alcune informazioni sono statiche, come la composizione dei materiali o gli identificatori di prodotto, mentre altri dati possono essere dinamici, come la cronologia delle riparazioni o gli aggiornamenti del ciclo di vita.

Comprendere queste distinzioni aiuta a chiarire un punto fondamentale: la trasparenza dipende dalla capacità di strutturare le informazioni giuste per lo scopo giusto, non dalla pubblicazione di ogni set di dati associato a un prodotto.

Quando la trasparenza diventa controproducente

Condividere più informazioni non sempre migliora la trasparenza. In alcuni casi, un'eccessiva divulgazione può creare nuovi rischi.

Una preoccupazione è l'esposizione di informazioni commercialmente sensibili. Le catene di fornitura spesso contengono relazioni strategiche, strutture di approvvigionamento e pratiche operative che le aziende non sono tenute a divulgare pubblicamente. Rendere visibili questi set di dati senza uno scopo chiaro può indebolire il posizionamento competitivo senza migliorare la comprensione del prodotto.

Un altro rischio è l'errata interpretazione dei dati tecnici. La documentazione interna di prodotto spesso include parametri di test di laboratorio, specifiche di produzione o documentazione di compliance destinata a ingegneri, fornitori o revisori. Quando queste informazioni vengono divulgate senza contesto, può essere difficile interpretarle correttamente per un pubblico non tecnico.

Esiste anche un problema pratico di sovraccarico di informazioni. Se la trasparenza dei prodotti significa semplicemente allegare grandi quantità di documentazione a ogni prodotto, il risultato non è una maggiore chiarezza, ma una maggiore complessità.

È proprio per questo che il concetto di trasparenza "in giusta misura" sta guadagnando attenzione. L'obiettivo non è divulgare meno informazioni, ma garantire che le informazioni allegate ai prodotti siano pertinenti, strutturate e significative per l'uso previsto.

Dalla divulgazione alla governance dei dati

Se la trasparenza viene considerata solo come divulgazione, raggiunge rapidamente i suoi limiti.

I prodotti moderni generano grandi quantità di informazioni provenienti da processi di approvvigionamento, test, compliance e sviluppo del prodotto. Molti di questi dati sono già presenti all'interno delle aziende, ma raramente viaggiano insieme al prodotto stesso.

La sfida non è quindi solo decidere quali informazioni condividere, ma anche garantire che i dati di prodotto siano strutturati e collegati al prodotto nel tempo.

Senza sistemi che organizzino queste informazioni, la trasparenza rimane frammentata nella documentazione interna, nei sistemi dei fornitori, nelle certificazioni e nella comunicazione di marketing.

Il passaporto digitale di prodotto riflette questo cambiamento. Anziché chiedere alle aziende di pubblicare più informazioni, introduce un framework in cui i dati di prodotto sono strutturati, gestiti e collegati direttamente ai singoli prodotti.

La trasparenza si sposta quindi dalla divulgazione alla governance dei dati, dove diversi set di dati servono a scopi diversi e l'accesso dipende dal contesto.

Una trasparenza mirata non inizia con la domanda:

"Cosa dovremmo pubblicare?"

Inizia con un'altra:

Come dovrebbero essere strutturate le informazioni sui prodotti affinché rimangano utili, affidabili e accessibili durante l'intero ciclo di vita del prodotto?

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